Iran e Birmania

In questi giorni i mass-media sono pieni delle immagini e delle valutazioni sui fatti iraniani. Di colpo il web è diventato "verde" e tutti si sono lanciati sull'ultimo avvenimento che ci fa sentire più buoni se guardiamo la TV con la lacrimuccia dei paladini della giustizia.
Della Birmania nessuno si ricorda più. Nessuno si ricorda più di un paese messo in ginocchio dalla più sanguinosa dittatura del Sud-Est asiatico che nell'entroterra ha perfino impiantato dei lager pagati con i soldi di noi turisti occidentali della Cina che utilizza il paese come un supermercato di materie prime. In Birmania la vita democratica è stata azzerata ma continua clandestinamente grazie a numerose donne e uomini a costo della loro vita.
Ora nessuno si ricorda più perchè alla cena dell'ufficio aveva la cravatta rossa (ricordo un Fazio a "Che tempo che fa" molto impettito). Chiaramente adesso tutti andranno in giro con la cravatta verde senza chiedersi cosa sta succedendo realmente e senza accorgersi che gli scontri in Iran altro non sono che una lotta interna al partito teocratico al potere nel paese e che la vittoria di Mussavi altro non significherebbe l'inizio di un lunghissimo processo di riforme.
Lo stesso discorso vale per il Darfour e per tutte le emergenze che da sempre smuovono i nostri cuori.
Alla fine è una moda anche questa.
http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=363&year=2008

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